venerdì 21 luglio 2017

UNA RIUSCITA "DICHIARAZIONE D'AMORE". Spettacolo di Nicola Lo Bianco al Teatro Ditirammu di Vito e Rosa




giovedì 20 luglio
Nicola Lo Bianco chiama e io corro per la sua Dichiarazione d'amore
 realizzata con altri artisti 
tra canti musiche danze e cunti 
al Teatrino del Canto popolare Ditirammu di Vito Parrinello e Rosa Mistretta , 
in via Torremuzza a Palermo






Interpreti
AntonGiulio Pandolfo 
Patrizia Graziano 
Nicola Lo Bianco 

Musica, canto e danza

Raffaele Scibilia, fisarmonica
Luca Trentacoste, percussioni 
Federica Neglia, voce 
Federica Greco, danza 

Direzione musicale e aiuto regìa 

Bernardetta Cimò


Regia

Nicola Lo Bianco






 

Un frammento di Qui sas
Video pubblicato su facebook

https://www.facebook.com/profile.php?id=100011596489725

"Dichiarazione d'Amore" è tante cose
di 
Nicola Lo Bianco

"Dichiarazione d’Amore” vuole essere nostalgia, desiderio, brama, di un sentimento che tende a sfuggirci, occultato, chiuso, sopito in un ripostiglio della nostra anima. 
Come una pienezza di vita interiore che c’era e s’è perduta, che si cerca, o che anche si sublima nell’avvilimento della cruda realtà quotidiana.
Una realtà fatta apposta per sradicare in ogni modo la prima vera autentica forma e forza di bellezza che ci rende pienamente umani.


L’amore, multiforme per quanto sia, modulato a seconda delle relazioni umane, ha il suo principio, la sua radice nell’attrazione tra un uomo e una donna, a partire dalla quale si fonda convivenza e socialità. Ciascuno di noi, forse, più o meno, porta dentro di sé, incancellabile, perpetuo, un afflato, un’aspirazione, un sogno, qualunque esso sia, di un grande amore perduto.
Come un lungo sospiro, in questa “Dichiarazione d’Amore” abbiamo voluto cogliere “l’alato messaggero del cielo” che commuove il maschile e femminile della vita.

Lo abbiamo fatto attraverso la voce di grandi poeti, antichi e contemporanei, dei tanti paesi, europei e non, a significare che i vari popoli, a dispetto della stupidità che regna su questa terra, hanno un respiro comune, e questo respiro dovrebbe emergere culturalmente, a mostrare ciò che unisce e non ciò che divide.



Naturalmente, sono tanti i poeti, moltissimi: noi abbiamo scelto alcune poesie dell’Autore, quelle che meglio conosciamo o che più sentiamo vicine al nostro stato d’animo.
Da Catullo a Saffo, da Dante a Shakespeare, da Alda Merini a Pablo Neruda, da Hikmet a Gatsos, a Taflick Zajad, poeta palestinese.



Insieme a questi poeti protagonisti, le voci ispirate di un attore e di un’ attrice, la musica di una fisarmonica, sonorità e percussioni, la leggerezza di una ballerina, il canto ammaliante di composizioni senza tempo, diventate simbolo di una stagione amorosa o anche di un’epoca: Lilì Marlen, Qui sas, Oci ciorni, Besame mucho, ecc., oltre alle musiche originali composte per la messinscena.



Per finire, ci piace sottolineare che tutti, gli attori, i musicisti, la ballerina, la cantante, l’autore, i collaboratori, sono tutti rigorosamente innamorati, perché, loro lo sanno, la poesia è un atto d’amore, e così pure il teatro, e, tra l’altro, l’Autore va parlando di “quest’amore/per il quale per lui abbiamo fatto fessa pure la morte”.





































Con Nicola


 

ph ©archivioepensamentiblog

INGRATA, L'EDERA!

Su' assai l'ingrati chi scuva la ciocca!
Giovanni MELI,  Lu Surci e lu Rizzu.

Sono molti gli ingrati che schiude la chioccia!




Cos'è un filo d'edera con qualche fogliolina? 
Niente o poco più. 
Lucenti ombrelle a punta di cuore.
Il maestoso albero manco se ne accorge
 e lo lascia arrampicare. 
E' la morte, per l'albero. 
Il filo d'edera
 diventa intrico
 sciame
che invade e avvinghia,
spossessa il  tronco,
 e su su fino ai rami
 fino alla vetta
 fino al cielo
fa la sua bella figura:
 conficca i filamenti nella pianta
e  se ne nutre
ne risucchia la linfa vitale
 generosa
 inerme
 e la fa morire.






testo e foto ©piero carbone

giovedì 20 luglio 2017

I MIEI LIBRI CARTACEI FANNO CAPOLINO ON LINE. Alcuni reperibili, altri no

I miei libri cartacei reperibili on line








Per ordinare. Contatti: 
tel/fax 0922.32214




In collaborazione con altri






Emozioni e Italo sono curati da Aurelio Caliri
Edizioni Arte e Musica - Siracusa
Per ordinare. Contatti:
Cell.: 349/1258842
 aureliocaliri@infinito.it



Fuori commercio 




Fuori commercio. 
In collaborazione con altri









mercoledì 19 luglio 2017

SOTTO IL PINO ALLO ZACCANELLO. In compagnia di amici reali e virtuali

Un "buongiorno dal mio pino"
 in compagnia di tanti amici




.
Riscontri su facebook


Schermata facebook 18 luglio 2017





.

LUNA TU. Parole per una canzone

Dal Post del 28 luglio 2013


LUNA TU



Sutta lu pignu di lu Zzaccanieddru 

tutti l’amici mi viennu a truvari.

Ci offru ficu, ci offru piruna,

grapiemmu un libbru, nni guarda la luna.









martedì 18 luglio 2017

ZACCANELLO - ZACCANIEDDRU - VIENE DA ZÀCCANU: LACRIMA E FANGO PER MOLTA ACQUA. Disquisizione linguistica del prof. Nino Russo


Guardando Monte Grifone a Palermo

ZÀCCANU
di
Nino Russo

Sono contento di poter esaudire la richiesta di ( per me) Totò Nangano, mio amico, mio medico e mio cugino per non lontana ascendenza paterna. 
Caro Totò, ZÀCCANU ( pronunziato con la Z sorda, come fosse scritto TSÀCCANU ) è la variante siciliana dell’antico vocabolo italiano ZÀCCARO ( anch’esso pronunziato con la Z sorda ), la cui versione moderna è il femminile ZÀCCHERA ( pure qui la Z è sorda, TS! ). Da ZÀCCHERA, il verbo “inzaccherare” - “inzaccherarsi” 
L’etimologia del termine rimanda al longobardo ZAHHAR, il cui significato-base era LACRIMA ed anche schizzo di fango finito addosso agli abiti e alle scarpe, e successivamente un luogo dove c’era mota, fango liquido per presenza di molta acqua. Venne da ultimo chiamato ZÀCCANU il luogo melmoso dove si radunavano le pecore prima della mungitura, e pure l’insieme di grumi di fango e sterco che restavano attaccati al loro vello.

A Maredolce


ZÀCCANU era altresì un corso d’acqua non limpido per presenza di fanghiglia. ZÀCCANU era quello che in italiano si chiama “pozzanghera”. ZÀCCANU era ancora quello che tua madre diceva che avevi fatto sul pavimento di casa, quando in inverno - adolescente sventato - entravi senza esserti nettate le suole impantanate delle scarpe. “ Bravo! Facisti ‘u bellu zaccanu! Quannu trasi rintra, t’ha stuiari i pìari!” Ti l’è rittu cchiossà ri na vùata!....” .
Quanto ai corsi d’acqua di cui parli, la cui scaturigine erano le sorgive ed il laghetto sotto la chiesa di San Ciro, sulla balza di monte Grifone - io appartengo all’ultima generazione di brancaccioti che si è dissetata in quelle acque fredde e cristalline e che ha fatto il bagno in quel lago; tua madre vi ha lavato la lana dei materassi quando è andata sposa, come mia madre e le mie zie - ricordi perfettamente la loro topografia.

Monte Grifone visto dal Castello di Maredolce

Il più imponente di quei corsi - della portata di 14 zappe! - era capace di portarsi via una lavandaia mingherlina che vi fosse caduta dentro. Attraversava “SUPRA U CIUMI” tutta la via Conte Federico a partire dalla piazza dei Signori, dove c’era una grande vasca circolare dalla quale si diramavano le condotte che portavano l’acqua fino agli orti di Torrelunga e Romagnolo. Il corso raggiungeva in tempi lontani da noi il ponte dell’Ammiraglio, mettendo in moto la quindicina di mulini che scandivano il suo percorso lungo tutta la via Brancaccio. 
In quello sopravvissuto in via San Ciro, dietro la statua di San Gaetano ed il busto di Puglisi, veniva macinato salgemma delle Madonie. Quand'ero ragazzino, ricordo che lo vendeva insieme ad altre merci una seconda cugina di mio padre, "' 'a za Carmela 'a Salara". La ricordo con affetto.


Gli Archi di San Ciro



Ieri su facebook


Piero Carbone da Racalmuto Dalle parti di Racalmuto c'è una contrada chiamata Zaccanello

Rispondi
1
22 min
Gestisci
Piero Carbone da Racalmuto Nino, col tuo permesso vorrei pubblicare il post sul mio blog, ti fa piacere?

Rispondi
1
21 minModificato
Gestisci
Nino Russo Vossia è padrone di disporne a suo piacimento! Può farmi solo tantissimo piacere. Un abbraccio affettuoso!
Gestisci
Piero Carbone da Racalmuto Grazie!!!! Che generoso e grande che sei! E si può dire che Zaccanello viene da Zaccano!

Rispondi
1
18 minModificato
Gestisci

Nino Russo Ovviamente sì. lo puoi annunciare anche col megafono, perché l'etimo è solo e soltanto quello. Per la prima volta posso affermare, infatti, che non ho formulato una congettura, come dico sempre per serietà scientifica, ma appurato la verità.Insomma non ho dubbi che sia così. Perdona la vanità

Rispondi
1
9 min
Gestisci
Piero Carbone da Racalmuto Ma che dici? Ti dobbiamo soltanto ringraziare. Le tue amorevoli passeggiate linguistiche (vere e proprie disquisizioni) hanno una doppia funzione: conoscitiva ed educativa perché mostrano un altro modo di usare i social. E poi, accusare gli altri di vanità spesso è l'alibi degli ignoranti: lanciano bombe a mano che si rivelano modesti sfiati.

Rispondi
1
2 min



Il mio Zaccanello d'estate
(d'inverno rispetta l'etimologia)